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sabato 31 dicembre 2016

Viaggio finale

Alle 7.30 di mercoledì sera abbiamo abbandonato il nostro quartiere di "La Esperanza", casa per quasi nove mesi, e dopo una notte accampati in aeroporto in Guatemala, 21 ore e mezza di viaggio di cui oltre 15 in volo, passando per San José (Costa Rica), Santo Domingo (Repubblica Dominicana) e Frankfurt (Germania), venerdì mattina alle 11 siamo stati abbracciati dai nostri familiari all'uscita dell'aeroporto di Venezia e a mezzogiorno eravamo finalmente a Padova. 

lunedì 26 dicembre 2016

Natale esplosivo

In Guatemala la vigilia di Natale si festeggia con tamales (tortini di polenta) e ponche (bevanda a base di frutta speziata) e... fuochi d'artificio! Dopo una serata di petardi di vario genere (con gran divertimento per M&S), a mezzanotte si é scatenata l'intera città, con qualsiasi genere di fuoco, da piccoli a grandi, con suoni e colori a livelli incredibili. Ecco un paio di video per darvi un'idea.

giovedì 22 dicembre 2016

Ultimo mese!

Sì, ma proprio ultimo: dopo quasi 9 mesi vissuti con intensità e difficoltà, il 29 dicembre voleremo via dal Guatemala. É vero, il piano originale ne prevedeva altri 10, ma le cose non sono andate come previsto e sperato, per varie ragioni:
- il lavoro di Mattia di insegnare inglese nella scuola elementare si é rivelato non avere molto senso (le necessità sono ben altre, anche solo sul piano educativo, e non ci sarebbe continuità post-elementari) e per questo e per la relazione non felice con la direzione della scuola (talmente mal gestita da non meritare altre spiegazioni) non c'era modo di continuarlo nel 2017;
- senza quel lavoro non avremmo avuto nessun supporto economico visto che le promesse possibilità di stipendiare Elena non sono mai state mantenute (e già con quel minimo salario stavamo usando risparmi e donazioni per tirare avanti e regalarci qualche necessario momento fuori da questa zona);
- il nuovo, alquanto più valido e significativo progetto giovanile di Mattia, basato su giochi sportivi, allenamento di atletica e scacchi, con buona partecipazione, grandi possibilità di sviluppo e tanto apprezzato non solo dai bambini e ragazzi coinvolti, ma anche da svariate voci della comunità, non é invece per niente sostenuto dall' organizzazione, il che é assai deprimente visto che lavorare con i giovani significa affrontare il problema principale dell'area, cioè la violenza delle bande;
- anche il lavoro di Elena non é stato particolarmente valorizzato, visto che non le hanno mai affiancato qualcuno da formare per continuare le attività e non hanno fatto niente per farla rimanere,   non avendole mai cercato un salario e non avendo considerando che non sostenere e nemmeno accettare il lavoro di Mattia avrebbe significato perdere anche i suoi servizi, più strettamente legati alle attività dell'organizzazione;
- UPAVIM, per quanto valida come attività lavorativa per donne di una zona povera, non é davvero dedita allo sviluppo della comunità, come invece pareva, che per noi é un problema grave, visto che é quello in cui crediamo di più e a cui speravamo di poterci dedicare;
- vivere su un tetto, in due piccole stanze con letti a castello, con cucina e bagno-doccia comunitari, in convivenza con volontari giovani e single (a parte i nostri due cari José&Marlene) non é assolutamente facile per una famiglia, soprattutto quando si devono gestire frustrazioni, stanchezza e stress dovuti a un lavoro sempre difficile e a due figli piccoli felici, ma in periodo assai confuso per le pessime influenze scolastiche e i modi di fare locali, per cui 8-9 mesi sono più che sufficienti, per tutti;
-  vivere con volontari (a parte un mese con Fernanda all'inizio e 3 con J&M alla fine) senza grandi aspettative sul loro lavoro, senza "visione", senza esperienza di aiuto allo sviluppo o conoscenza delle dinamiche del terzo mondo, non é molto d'aiuto a superare le frustrazioni lavorative, per cui di nuovo, 8-9 mesi sono sufficienti, anche se la presenza, fino al prossimo giugno, di J&M sarebbe stata alquanto positiva;
- forse per ingenuità, forse per speranza, forse per mal riposta fiducia, forse per stanchezza, non abbiamo cercato altre strade, cioè altri organismi o persone che ci potessero permettere di lavorare per la comunità, per cui una volta resici conto che con UPAVIM non c'era futuro non ci é rimasta altra scelta che tornare; una signora locale molto pro-comunità dice che tramite la chiesa cattolica forse avremmo potuto trovare modo di rimanere, ma non siamo sicuri fosse una vera possibilità e comunque é spuntata troppo tardi e le altre ragioni (vedi sotto) ci avrebbero comunque spinti al ritorno;
- Michele&Sam sono stati più che bravissimi ad integrarsi (a scuola - nonostante bullying e maestre inutili - sul tetto, con i bambini del vicinato...), ad imparare spagnolo (per loro ora quasi prima lingua), ad accettare le condizioni non eccelse (anche se senza grandi privazioni), ad apprezzare quello che si poteva fare come intrattenimento, ma hanno subito molto su altri aspetti - senza magari rendersene sempre conto - in particolare a scuola, per il livello terribilmente basso (che li ha fatti regredire e ha fatto loro perdere capacità di concentrazione e impegno, tra le altre cose) e per l'influenza assai negativa di compagni e di maestre che diseducano, per cui non si poteva pensare di "sacrificarli" ancora a lungo, soprattutto per progetti dal successo così poco sicuro come i nostri, viste le condizioni di poco o nessun sostegno.
- avevamo pensato a fargli scuola da casa, ma non sarebbe davvero fattibile, non essendo conciliabile con gli orari di mamma e papà, per cui l'unica altra opzione sarebbe una scuola di alto livello, di nuovo non fattibile per costi, date (iscrizioni per il 2017 chiuse da mesi) e spostamenti (oltre un'ora di trasporti pubblici o costosi taxi, visto che gli scuolabus non passano certo per la nostra zona, lontana e "a rischio");
- dopo gli ultimi due mesi senza stipendio i nostri risparmi stavano finendo e non ce la sentivamo di dover contare molto di più di quanto fatto finora su famiglie e chiesa metodista irlandese, a  cui siamo molto grati, ma che non ci sentiamo di sfruttare oltre.

Per cui, ci tocca abbandonare, che é, nonostante tutte queste ragioni che ci paiono valide, davvero triste ed alquanto difficile, ogni giorno di più, man mano che la data di addio si avvicina: abbiamo fatto fatica, ma stavamo facendo bene e se anche UPAVIM non ha colto, svariate donne dell'organizzazione e molte persone da fuori continuano ad esprimere il loro apprezzamento, non solo chi usufruisce dei nostri servizi (i pazienti di Elena e i ragazzi di Mattia) ma anche chi semplicemente capisce come sia importante e valido quello che stiamo provando a fare. Ogni commento positivo ci riempie di gioia e soddisfazione, ma allo stesso tempo di rammarico per non poter continuare a lavorare per la gente di qui, con i nostri progetti e altre grandi idee. M&S sono contenti di tornare in Italia fino a fine anno scolastico, a ritrovare nonni e amici, ma anche tristi di lasciare, di nuovo troppo presto, tutti gli amici conosciuti qui.
Ad ogni modo, abbiamo fatto quello che potevamo, aiutando direttamente, piantando semi, mostrato come e cosa si potrebbe fare, e soprattutto abbiamo vissuto a fianco e per gli ultimi, che ci rende sempre realizzati, per cui ce ne andiamo consci di aver dato 9 mesi della nostra vita per una giusta causa: non sarà stata la scelta migliore, ma l'abbiamo fatta in buona fede, per gli altri ed abbiamo sicuramente fatto del bene. 
Per noi é stata dura, soprattutto per gli adulti a cui "é andata male un'altra volta (per certi aspetti)", e come famiglia, parecchio schiacciata dalle tensioni, ma di grazia é un tempo relativamente breve, da cui ci dovremmo riprendere relativamente in fretta, nonostante sarà difficile, non essendo mentalmente pronti a ricominciare, visto che i piani, a livello di soddisfazione e tempi erano ben diversi.
E ce ne andiamo comunque con bei ricordi, della gente, delle attività, dell'esperienza di mondo, sempre così arricchente (che vale come compenso soprattutto per i bambini, che quindi hanno sicuramente guadagnato tanto, se non di più, di quanto perso), sia per la parte di mondo disperato che per la parte di cultura diversa e soprattutto di natura e storia spettacolare, che ci siamo gustati tra fine novembre e inizio dicembre, con la scusa di portare nonnaChiara a visitare le meraviglie del Guatemala (foto delle vacanze a breve, quando selezionate e sistemate).

P.S. Come avrete notato, tra le ragioni per l'abbandono non c'é il pericolo di vivere in una zona rossa  (a rischio) del secondo paese al mondo per morti violente: non é perché siamo sconsiderati, ma perché effettivamente per noi il rischio qui é minimo, visto che la violenza é assolutamente mirata, per ragioni di estorsione o rivalità tra bande, per cui abbiamo ben poco da temere, come hanno capito molto bene anche i bambini, che sanno cosa succede qui attorno e lo hanno accettato come un drammatico dato di fatto, terribile per i locali, ma non pericoloso per noi, che abbiamo sempre potuto muoverci senza problemi.

domenica 4 dicembre 2016